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Sottomessa al Piacere - I Marchi Indelebili#6
giorgal73
29.12.2025 |
15.220 |
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"*** GIORGIO ***
«Quarto e ultimo, » dichiaro con voce soddisfatta, indicando l’uomo che aspetta in fondo alla stanza..."
*** MICHELA ***Mi sposto sul suo culo, la faccia premuta tra le natiche pallide e arrossate di Luciana. Il buco è dilatato, rosso fuoco, ancora contratto negli spasmi del dolore e del piacere forzato. La lingua entra piano, tocca i bordi gonfi e caldi, e il sapore mi invade all’istante: forte, terroso, muschiato, con quella nota amara e metallica della sborra del ragazzo giovane, ancora calda e liquida. Ma non è solo quello.
Mentre scavo più a fondo, spingendo la lingua dentro per succhiare ogni goccia, arriva il mix perverso: la sborra del culo si mescola ai liquidi della figa di Luciana, che cola copiosa dal buco sopra. I suoi umori acidi, trasparenti, leggermente dolci, si infiltrano nel retto dilatato, si uniscono alla sborra densa e bianca del secondo cliente, creando una crema viscosa, salata, con retrogusto di donna eccitata e violata. È un sapore complesso, sporco, intimo: terra umida, seme giovane, figa bagnata che tradisce il godimento nonostante le lacrime.
Lecco i bordi rossi, succhio dentro con avidità, la lingua che ruota per raccogliere tutto. Ogni volta che inspiro, l’odore mi riempie le narici: sesso anale crudo, umiliazione liquida. Luciana singhiozza forte, la voce rotta dall’umiliazione, il corpo che trema per la vergogna di essere pulita così, come un oggetto usato. Ma la sua figa cola di nuovo, un rivolo caldo che scivola verso il mio mento: sta godendo, nonostante tutto, o proprio per tutto. Il suo clitoride pulsa contro la mia guancia, i muscoli si contraggono intorno alla mia lingua.
Io pure godo, in modo profondo, malato. La lingua nel suo culo sporco di sborra mista a figa, l’ago di Giorgio che mi scava la “L” sul ventre – un bruciore lancinante che mi fa contrarre la figa sigillata, la catenella che tira gli anelli a ogni spasmo. Mi sento una vera schiava ripulitrice, un oggetto basso, una serva leccatrice di buchi usati. E questo mi fa venire in silenzio: un orgasmo umido, lento, che mi bagna il lettino sotto il bacino, le cosce che tremano.
Marco, nel frattempo, mi afferra i capelli e mi infila il cazzo in bocca. È duro, venoso, sa di sudore e pre-sborra. Lo succhio avidamente, la gola che si apre docile mentre la lingua è ancora divisa tra due buchi: una parte che pulisce il culo di Luciana, l’altra che avvolge l’asta di Marco. Il ritmo è brutale: lui spinge fino in fondo, mi scopa la faccia, i conati che mi scuotono, la saliva che cola sul mento già bagnato degli umori di Luciana.
Il sapore in bocca ora è un caos perfetto: il cazzo di Marco salato e maschio, misto ai residui della sborra giovane dal culo di lei, misto ai suoi umori acidi che mi colano sul viso. Ingoio tutto, lecco tutto, gemo attorno all’asta mentre l’ago continua a scavarmi la pelle.
È umiliazione totale: leccare una figa e un culo pieni di sborra altrui, mentre mi scopano la bocca e mi marchiano SLAVE sul ventre. Ma è anche estasi pura. Sto pagando. Sto servendo. Sto diventando sempre più sua.
E vengo di nuovo, silenziosa, il corpo che si contrae intorno al nulla, solo per il sapore sporco sulla lingua e il dolore sacro dell’ago.
*** GIORGIO ***
«Terzo cliente,» annuncio, indicando l’uomo di mezza età che aspetta con impazienza. È peloso come un orso – petto, schiena, braccia ricoperte di peli neri e ricci – corporatura robusta, pancia leggermente pronunciata. Il cazzo è già fuori: curvo verso l’alto come una banana matura, spesso soprattutto alla base, cappella larga e violacea, vene gonfie che pulsano.
«Fica di nuovo,» dico, «ma stavolta falla schizzare. Voglio vederla esplodere prima di riempirla.»
L’uomo sorride, un ghigno lascivo tra la barba folta. Si posiziona dietro Luciana, ancora a quattro zampe, il corpo già lucido di sudore e umori. Afferra i fianchi con mani grosse e callose, spalanca le cosce tremanti. La figa è già gonfia, rossa, colante della sborra dei primi due.
Entra piano all’inizio, la curva del cazzo che preme contro le pareti in un angolo diverso, insolito. Luciana geme forte, un suono gutturale che le sale dalla gola. Lui comincia con movimenti circolari lenti, ruotando i fianchi come se stesse mescolando dentro di lei, la cappella che sfrega punti precisi, profondi.
Le mani lasciano i fianchi, una sale a pizzicare il clitoride gonfio, l’altra afferra una tetta e la torce. «Urla, troia,» ringhia, la voce profonda e rauca. Accelera i cerchi, pizzica più forte, il pollice che strofina il clitoride senza pietà.
Luciana si inarca, la schiena che si tende, i muscoli delle cosce che tremano. Urla, un suono lungo e spezzato: «No… cazzo… ahhh!» Il corpo si contrae violento, la figa che stringe il cazzo curvo in spasmi ritmici. Schizza forte, un getto trasparente che bagna le palle dell’uomo, cola sul lettino, spruzza fino alle mie scarpe.
Lui ride soddisfatto, non rallenta. Continua a scoparla attraverso l’orgasmo, i movimenti circolari che diventano affondi brutali. La figa di Luciana pulsa ancora, contratta, ma lui la riempie lo stesso: un grugnito profondo, i fianchi che spingono fino in fondo, e viene dentro con getti caldi, densi, mescolando la sua sborra abbondante e cremosa a quella liquida dei primi due. Esce piano, la cappella curva che trascina fuori un rivolo misto che cola copioso.
«Michela, pulisci bene,» ordino.
Ma prima alzo una mano. «Aspetta. Prima i primi due clienti: pulitevi i cazzi nella sua bocca. E già che ci siete, pisciatele un po’ in gola. Voglio vederla bere mentre è ancora piena.»
*** MICHELA ***
Il primo cliente – l’operaio robusto – si avvicina subito alla testa di Luciana. Il suo cazzo ancora semi-duro, lucido di sborra e umori della figa, le viene spinto tra le labbra. Luciana apre docile, la lingua che pulisce l’asta, succhia la cappella, raccoglie i residui. Lui geme, le afferra i capelli. «Brava, troia… pulisci bene.»
Poi, senza preavviso, inizia a pisciare: un getto caldo, salato, che le riempie la bocca. Luciana ingoia convulsamente, gli occhi che lacrimano, ma non si ritrae. Il piscio trabocca dagli angoli delle labbra, cola sul mento, sul petto.
Il secondo – il ragazzo giovane – prende il posto subito dopo. Il suo cazzo lungo e sottile, ancora sporco della scopata anale, entra in bocca a Luciana. Lei lecca avidamente, la lingua che raschia le vene, pulisce ogni traccia di sborra e umori del suo stesso culo. Lui sospira di piacere, poi piscia anche lui: un getto più leggero ma continuo, che le riempie di nuovo la gola. Luciana tossisce, ingoia, il piscio che le cola dal naso, mischiandosi alle lacrime.
Ora tocca a me. Mi sporgo verso la figa di Luciana, ancora spalancata e colante. La lingua entra profonda: il sapore è un’esplosione – sborra densa e cremosa del terzo uomo, calda e abbondante, mischiata a quella più liquida dei primi due, il tutto avvolto dagli umori acidi e dolci di Luciana, ancora eccitata dall’orgasmo violento. È un cocktail osceno: salato, amaro, dolce, con note di piscio residuo che cola dall’alto.
Lecco tutto, succhio il clitoride gonfio, scavo dentro per prendere ogni goccia. Luciana geme forte, il corpo che trema per l’umiliazione di essere pulita così, ma la figa pulsa contro la mia lingua: sta venendo di nuovo, piano, un orgasmo silenzioso che mi bagna la faccia.
L’ago di Giorgio è sulla “A” di SLAVE, il dolore che mi trafigge il ventre.
Mi sento l’ultima delle schiave: leccare una figa piena di tre carichi diversi, mentre mi marchiano come proprietà. L’umiliazione è totale, ma il godimento è infinito. Vengo di nuovo, in silenzio, il corpo che si contrae intorno al nulla, solo per il sapore sporco sulla lingua e il bruciore sacro dell’ago.
*** GIORGIO ***
«Quarto e ultimo,» dichiaro con voce soddisfatta, indicando l’uomo che aspetta in fondo alla stanza. È un nero alto almeno due metri, spalle larghe da atleta, muscoli definiti sotto la pelle scura e lucida di sudore anticipato. Indossa solo una canottiera aderente che mette in evidenza il petto scolpito e i pantaloni abbassati a metà coscia. Il cazzo è già fuori: enorme, almeno venticinque centimetri, spesso come un polso, venoso come corde tese sotto la pelle nera, cappella larga e scura che brilla di pre-sborra. È un mostro, curvo leggermente verso l’alto, con testicoli pesanti che pendono bassi.
«Culo e figa alternati,» ordino. «Sfondala completamente. Voglio vederla distrutta prima di finire il tatuaggio.»
L’uomo sorride, denti bianchi che contrastano con la pelle ebano, occhi scuri che brillano di fame pura. Si posiziona dietro Luciana, ancora a quattro zampe, il corpo tremante, la figa e il culo già devastati dai precedenti.
Afferra le natiche pallide con mani enormi, le spalanca senza delicatezza. «Guarda questo culo bianco,» ringhia con voce profonda, accentata. «Lo aprirò come una noce.»
Sputa abbondante sulla cappella mostruosa, poi preme contro l’ano già arrossato e dilatato. Inizia piano ma inesorabile: la cappella larga forza l’ingresso, la pelle tesa si allarga al limite, un piccolo strappo udibile mentre l’ano cede. Luciana urla davvero, un suono disperato che riecheggia nello studio: «Nooo! È troppo grande… mi spacca… aaaahhh!» La schiena si inarca violentemente, le mani legate che graffiano il lettino, lacrime che le rigano il viso.
«Zitta, troia,» sibila lui, spingendo centimetro dopo centimetro. «Lo prendi tutto. Senti come ti riempio?» Continua ad avanzare, lento ma implacabile, il cazzo venoso che scompare piano nel buco bianco. Luciana singhiozza: «Cazzo… brucia… è enorme… non ce la faccio… pietà…» Ma lui non ascolta, affonda fino in fondo, le palle pesanti che sbattono contro la figa. Resta lì un attimo, godendosi la stretta.
Poi inizia a pompare: prima lenti affondi profondi nel culo, ogni uscita che tira fuori le pareti interne, ogni entrata che le spacca di nuovo. «Senti questo cazzo nero nel tuo culo da puttana bianca?» ringhia, accelerando. «Ti sto sfondando come meriti.»
Luciana urla a ogni spinta: «Sì… cazzo… mi spacca… troppo profondo… ahhh!» Il corpo trema, la figa cola copiosamente nonostante tutto.
Dopo minuti di inculata brutale, esce dal culo con un pop umido e passa alla figa: entra in un colpo, la cappella larga che la allarga oltre il limite. «Ora questa,» grugnisce. Alterna buchi senza sosta: tre spinte nel culo, tre nella figa, poi cinque, poi dieci. La spacca in due, letteralmente, il corpo di Luciana che sobbalza a ogni cambio, urla continue: «No… non resisto… mi rompi… cazzo nero… sì… più forte… mi uccidi…»
L’uomo ride, sudato, i muscoli che guizzano. «Urla pure, troia. Il tuo culo è mio ora. La tua figa è mia.»
Verso la fine, Marco – che ha scopato me per tutto il tempo – si avvicina a Luciana. Le infila una mano intera nella figa mentre il nero la incula. «Senti questa, puttana,» dice Marco, il pugno che entra e esce veloce, masturbandola brutalmente. Luciana impazzisce: «Cazzo… la mano… il cazzo… mi fate morire… vengo… aaaahhh!» Schizza forte, getti che bagnano la mano di Marco e il lettino.
Il nero non resiste più. Torna nel culo, affonda fino in fondo con un ruggito profondo: «Prendilo tutto, troia!» Viene con un carico abbondante, getti potenti e densi che le riempiono il retto fino a traboccare. Esce piano, la sborra nera e bianca che cola subito fuori in rivoli spessi, viscosa, calda.
Marco non perde tempo: sigilla subito il culo di Luciana con il suo cazzo, entra nel buco ancora spalancato e pieno. «Non sprechiamo niente,» ringhia, pompando veloce nella sborra del nero. Luciana urla debole: «Ancora… pieno… cazzo…» Marco viene in pochi secondi, aggiungendo il suo carico, mescolando tutto dentro di lei.
PARTE 6 di 10
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Delle semplici sessioni per tatuare la devozione di Michela a Daniela, diventano dei momenti perversi che spero possano eccitarvi fino a farvi svenire.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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